Interview to Gabor Meszaros

15 Juni 2020

Quali sono stati gli stati d’animo che si sono succeduti in lei nei mesi del lockdown, in relazione all’organizzazione del Festival?

È stato tutto un “su e giù”: inizialmente, vedendo che la situazione continuava a peggiorare, ho pensato che il Festival non si sarebbe fatto. E ho iniziato a chiedermi: ma allora nel 2021 avremo la 24esima o la 25esima edizione? Cosa si può fare? E così abbiamo stabilito di aspettare il più possibile, dandoci la fine di maggio come termine ultimo per prendere una decisione. Nel frattempo ho stabilito insieme ad Oscar Bianchi, direttore dell’International Young Composers Academy, che avremmo in ogni caso tenuto online le attività legate alla musica contemporanea. Questo mi ha tranquillizzato, poiché da quel momento ho avuto la sicurezza che Ticino Musica ci sarebbe stato. Poco a poco abbiamo imparato a convivere con il virus e sono arrivate la fine di maggio e le prime aperture. Abbiamo deciso allora di organizzare Ticino Musica con un calendario ridotto di concerti e di masterclass.
Gli eventi di Ticino Musica 2020 si sposteranno “fuori” dalle tradizionali sale da concerto, portando la musica classica in luoghi ad essa non consueti come il Parco Ciani. Quali sono le sue aspettative rispetto a questo fattore?

Se da un lato il Covid19 ci ha costretti ad “uscire” dagli spazi chiusi, dall’altro ci ha permesso di sperimentare un’”apertura” che probabilmente non avremmo mai messo in atto. Da musicista rigidamente “classico” quale sono non avrei mai pensato di poter uscire da certi schemi. E invece ho iniziato a pensare ai possibili luoghi en plein air, ai parchi, fino a concepire – in accordo con il direttore del Longlake Festival – l’idea di realizzare l’inaugurazione del Festival addirittura in Piazza Manzoni. Trovo molto bella l’idea di essere presenti su un palcoscenico nel cuore della città di Lugano con un gruppo cameristico classico, che amplificheremo come fosse un gruppo jazz o di musica leggera. Vedo che questo “esperimento” sta suscitando molto entusiasmo, lo stesso Sindaco di Lugano mi ha fatto sapere che non vuole perderselo! Spero che anche solo per curiosità anche altra gente sentendo la musica in piazza si avvicinerà e si fermerà a ad ascoltare.

Oltre alla prevalenza dei concerti en plein air, quali sono le altre novità di Ticino Musica e quali invece i punti fermi?

Il 99% del Festival è nel complesso una novità rispetto all’organizzazione iniziale. La nostra “sala da concerto” principale sarà il Boschetto del Parco Ciani, dove avranno luogo inoltre tutti i concerti tradizionalmente organizzati al LAC o nell’Aula Magna del Conservatorio. Torneremo a Rovio, ma i musicisti suoneranno sotto le stelle, a ridosso della Cappella San Vigilio, soluzione che penso sarà molto suggestiva. I luoghi dove era prevista l’opera (Chiosetto di Sorengo e Corte dl Municipio di Bellinzona), date le ottime qualità acustiche, ospiteranno concerti di musica da camera. In tutta questo processo di rielaborazione sono stato commosso dal fatto che molti Comuni mi hanno cercato chiedendomi “fate qualcosa, se potete! E se fate qualcosa vi aiutiamo, siamo con voi!”. Questo mi ha dato una grande motivazione nella programmazione e ha fatto crescere il cartellone degli eventi, che dai 12 che avevo ipotizzato inizialmente sono diventati 40! Il calore che ho percepito da parte dei Comuni e di tutta la popolazione del Ticino mi ha fatto molto bene all’anima. E noi dedicheremo tre concerti alla valorizzazione dei giovani talenti del Ticino, soluzione di cui sono molto felice e che probabilmente diventerà un punto fermo di Ticino Musica.

Tra tutte le peripezie vissute quest’anno, di cosa pensa farà tesoro in vista delle future edizioni?

Forse la risposta a questa domanda si può riassumere in due slogan: “mai dire mai” e “non tutto il male vien per nuocere”, motto secondo il quale in realtà da sempre provo a vivere la mia vita e che anche se può suonare banale è una grande verità. Da questa situazione così problematica abbiamo imparato tutti tante cose, ma in particolare che bisogna credere in ciò che si fa. Io sono stato “steso” dall’atteggiamento di collaborazione di tutto lo staff di Ticino Musica, pronto con entusiasmo a ricostruire un festival in un solo mese, sempre reattivo ad ogni richiesta, che fossero le 7 del mattino o le 2 di notte, sempre col sorriso. È incredibile di cosa possono essere capaci le persone se veramente convinte di un progetto o di un ideale. Ciò che quindi sicuramente porterò con me alla 25esima edizione di Ticino Musica è la consapevolezza di potermi fidare ciecamente di tutti coloro che mi circondano e che condividono con me la volontà di portare avanti l’eredità di questo Festival, che vive da quasi 50 anni. Tutto il resto lo potrò dire soltanto a Festival avvenuto: forse pioverà ogni sera e non vorrò mai più organizzare un concerto open air! O forse se il meteo ci vuole bene dirò che è stato il più bel festival che abbiamo mai fatto, con luoghi nuovi e più occasioni per riascoltare uno stesso concerto di grandi maestri. In questo momento ho più che mai voglia di fare, perché mi sembra di aver risuscitato qualcosa che era morto e ritengo ne sia valsa la pena.