Intervista a Gabor Meszaros

18 Juli 2019

Quali sono gli elementi che renderanno imperdibile la XXIII edizione di Ticino Musica?
Ticino Musica è uno straordinario incontro a cui chiunque partecipa contribuisce per creare una miscela artistica ed umana indescrivibile, che nell’arco di due settimane diventa un vero e proprio tesoro. E ciascuno poi  si porta a casa questo tesoro, forse ancora senza saperne il valore, ma con una ricchezza in più che lo accompagnerà lungo tutto il suo percorso. In questo senso Ticino Musica 2019, come le precedenti edizioni, sarà impedibile.

Ci può raccontare un episodio che su tutti è rimasto vivo nella sua memoria?
Tanti anni fa ci fece visita una giornalista che, volendo intervistare Karl Leister (primo clarinetto solista dei Berliner Philarmoniker dal 1959 al 1993), si recò nell’aula dove teneva la sua masterclass. In quell’anno tra i partecipanti vi era, dodicenne, il clarinettista inglese Julian Bliss, oggi solista di fama mondiale. La giornalista, affacciandosi all’aula di Leister, vide il piccolo Julian con il clarinetto in mano, lo invitò ad uscire in corridoio e gli chiese di suonare qualcosa. Lui con estrema nonchalance attaccò il terzo dei Pezzi per clarinetto solo di Stravinsky e lo suonò tutto d’un fiato da cima a fondo. E dalle aule attorno tutti uscirono e rimasero a bocca aperta, senza parole di fronte a quello strepitoso talento….senza sapere che stavano assistendo alla performance di una futura star del mondo classico!

Qual è il suo personale bilancio, ripensando in generale all’ultimo decennio di Festival?
Sono molto contento. Quando nel 2009 con mia moglie Alessia prendemmo in mano il Festival temevamo sarebbe stata l’ultima edizione, a causa di problemi finanziari che gravavano sulle nostre possibilità organizzative. Quella del 2009 fu infatti un’edizione in sordina, con pochi corsi e pochissimi concerti; niente opera, niente contemporanea. Ma rifiutammo di arrenderci e ci mettemmo al lavoro per riportare Ticino Musica allo splendore che secondo noi meritava. E penso che in questi 10 anni un poco per volta abbiamo raggiunto lo scopo, non solo ricreando il Festival come l’aveva ideato mio padre, ma potenziandolo ed arricchendolo. E passo dopo passo ci siamo radicati in Ticino, aprendo la strada ad un fermento culturale “estivo” che tempo fa non esisteva.

Cosa si augura per il futuro di Ticino Musica?
Stabilità. Non soltanto finanziaria, ma anche degli ideali per i quali combattiamo. Ticino Musica è una realtà riconosciuta a livello internazionale, ma si può ancora fare di più, si possono superare ancora tanti confini. Ogni anno, sulla falsariga delle precedenti edizioni, portiamo avanti un qualcosa che va costantemente reinventato sulla base della qualità, condizione necessaria affinché artisti e pubblico non vogliano fare a meno di Ticino Musica, tornino e contribuiscano a diffonderne e consolidare gli ideali di bellezza su cui si fonda.