Intervista a Homero Francesch

L’edizione 2013 di Ticino Musica può vantare, per la masterclass di pianoforte, la presenza di Homero Francesch. Pianista dalla carriera strepitosa, interprete di rara sensibilità, nonché pedagogo di fama internazionale, Francesch ha incantato con il suo recital in Aula Magna appassionati, colleghi e allievi, i quali manifestano ogni giorno grande entusiasmo per le sue lezioni.

Lei dall’Uruguay si è trasferito in Europa per proseguire gli studi e intraprendere la carriera.  A tutt’oggi, nelle condizioni di crisi economica in cui versa l’Europa, consiglierebbe la stessa scelta a un giovane studente che proviene dal suo paese o più in generale dal Sud America?

Assolutamente sì, perché il problema di cui soffre l’Europa in questo momento è un problema economico, non culturale. La cultura per me è intatta. I grandi maestri che insegnano – in questo caso pianoforte – in Europa, tanto in Italia, quanto in Svizzera come in Germania, Austria, Francia o Inghilterra, ci sono ancora. Credo che per un sudamericano, per avere una vita culturale – musicale profonda, sia necessario venire in Europa e non in un altro paese. Non importa in quale stato; per quello, poi, è una questione di affinità. Io non avevo nessuna esperienza con la cultura tedesca, ma ho studiato in Germania e credo che per me sia stato una sorta di “plusvalore”, perché venivo da una cultura latina e ritengo che una “opposizione” faccia molto bene, anche dal punto di vista della lingua. La considero in generale una buona scelta. Per me, musicalmente, nel momento in cui ho studiato, la Germania mi ha dato una quantità di possibilità che il mio paese non avrebbe mai potuto darmi. Credo che oggi sia lo stesso, poiché penso che nel mio paese l’epoca per studiare il pianoforte sia già finita molti anni fa.

Una delle protagoniste di Ticino Musica 2013 è stata Arta Arnicane, premiata nel 2011 al Concorso internazionale Primavera di Praga e ora nel pieno di una brillante carriera. Che sensazioni suscita vedere una propria allieva raggiungere tali risultati?

In primo luogo, da un punto di vista umano, sono felice non solo perché il nostro lavoro è riuscito a formare una personalità e una pianista indipendente, con grandi qualità, ma anche perché credo che lei, come persona e come musicista, meriti di avere successo in quanto è una persona straordinaria, molto studiosa. Non si fida solo del suo talento, lavora ogni giorno, coltivando costantemente anche la propria cultura generale. Sono veramente molto felice.

Nel corso della sua carriera ha suonato con le più importanti orchestre del mondo e con i più grandi direttori. Allo stesso tempo è apprezzato a livello internazionale per il suo ruolo di didatta e pedagogo. Come si compenetrano questi due aspetti del suo essere pianista?

E’ come avere due personalità. In alcuni momenti esce una personalità, in alcuni momenti esce l’altra. Sono sicuro che non ci si possa sentire le due cose nello stesso momento. Quando suono in concerto, in tournée, non penso alla pedagogia. Per questo è stato molto interessante, all’interno di questo festival, il fatto di suonare in recital e allo stesso tempo fare una masterclass. Non è una cosa che faccio di solito: generalmente preferisco suonare prima, perché altrimenti uno deve allo stesso tempo preparare il concerto e le lezioni da dare, cosa molto difficile. O viceversa, prima tengo un corso, poi parto per fare un concerto. Tuttavia è stata anche questa per me un’esperienza ed è riuscita bene: sono molto felice che sia così. Credo invece che per gli allievi il fatto che il docente tenga un concerto durante la masterclass sia di grande beneficio (quando ovviamente il docente suona bene), perché anche l’allievo deve vedere che ciò che un professore esige può egli stesso portarlo sul palcoscenico. Questo è molto importante: il fatto di avere una conferma che quello che il maestro dice poi si può fare davvero.

Quali sono i musicisti che più sono stati determinanti, nel suo percorso, e in che modo?

I miei maestri, quelli che compaiono nella mia biografia, sono stati maestri eccellenti: Santiago Buranda Reyes, il mio primo maestro, in Sud America, poi Hugo Steurer e Ludwig Hoffmann. Il momento in cui ho trovato questi maestri e il successivo lavoro con loro è stato molto importante: mi hanno dato tutto quello che ho. Ho avuto poi molti incontri – tante volte con lezioni, corsi o simili – con musicisti che mi hanno influenzato, per esempio Claudio Arrau, pianista che per me era rappresentava una universalità; gli incontri con lui, molteplici, mi hanno fatto molto bene, anche in virtù dei consigli che mi ha dato. Poi ho incontrato anche altri musicisti che, pur meno famosi, mi hanno comunque influenzato molto. Una delle cose più importanti è stata inoltre per me lavorare con grandi direttori, famosi o meno famosi, ma con una coscienza musicale dalla quale ho tratto molti esempi, come Leonard Bernstein, Colin Davies, Gary Bertini, Kurt Masur; lavorare con questi maestri mi ha fatto benissimo, a partire dal solo fatto del lavorare assieme. Credo che per un giovane pianista sia molto importante lavorare con grandi direttori, con la pazienza, con la coscienza, con l’amore e anche con la protezione di queste persone.

 

Per maggiori informazioni sulla biografia e l’attività di Homero Francesch :

www.homerofrancesch.com

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