Opera Studio: Intervista con Umberto Finazzi e Laura Cosso

Ascona, 11 luglio 2013 – Al Teatro San Materno di Ascona è in corso l’ultima fase di prove dell’Opera Studio Internazionale “Silvio Varviso”, che mette in scena quest’anno La cambiale di matrimonio di Gioacchino Rossini. Mentre l’orchestra lavora con i due giovani direttori coinvolti nel progetto e i cantanti si preparano ad entrare in scena, facciamo una chiacchierata con Umberto Finazzi, direttore musicale, e Laura Cosso, regista.

Che clima avete trovato con il gruppo di quest’anno, come sta procedendo questa fase di lavoro pre-festival?

LC: Bene, come sempre, anche perché questa iniziativa di Ticino Musica coinvolge giovani cantanti molto motivati, che scelgono di fare questa esperienza proprio per arricchire il proprio bagaglio musicale e scenico e quindi lavorano con desiderio, con volontà. Si crea un clima di amicizia, proprio perché l’opera viene montata insieme. Come sempre il gruppo è composito: ci sono persone che hanno già debuttato, altri che invece si trovano per la prima volta a lavorare con il repertorio rossiniano. Da parte di chi è nuovo vi è il desiderio di imparare; da parte di ha già lavorato sul repertorio rossiniano vi è il desiderio di rimettere in discussione il lavoro fatto, quindi anche da questo punto di vista lavoriamo molto bene.

La novità di quest’anno è rappresentata dai direttori. Come avete strutturato il lavoro con loro?

UF: Sì, quest’anno abbiamo pensato di dare anche quest’opportunità a due giovani direttori, per completare il discorso del laboratorio e per avere una distribuzione più equilibrata dei compiti. Loro lavorano in maniera abbastanza autonoma: abbiamo ovviamente impostato insieme l’opera, ma ad esempio in questo momento sono in teatro che lavorano con l’orchestra, da soli. Io mi sono preso maggiormente l’onere della preparazione dei cantanti e ho lasciato un po’ più a loro quella degli strumenti e degli strumentisti: sono stati incaricati di approntare la trascrizione per questo organico (si tratta infatti di un organico ridotto – mancano alcuni strumenti come secondo oboe o secondo clarinetto) e durante le prove lavorano prevalentemente con l’orchestra. Avendo a che fare con studenti-cantanti e studenti-strumentisti è necessario seguirli in ogni singolo dettaglio. Si tratta per lo più di strumentisti che non hanno mai suonato opera, per cui non conoscono il “modo” in cui si suona l’opera, ben diverso rispetto al suonare repertorio sinfonico: nell’opera in dieci pagine ci sono sei cambi di tempo, il direttore è fondamentale e loro devono acquisire la necessaria elasticità.

Qual è il valore peculiare dell’Opera Studio “Silvio Varviso” rispetto ad altri progetti in cui vi trovare a lavorare durante il resto dell’anno?

LC: Le condizioni di questo progetto sono ottime per i cantanti poiché ricevono una borsa di studio che gli consente di riuscire tranquillamente a mantenersi qui in Svizzera e a seguire in pratica due corsi, uno musicale e uno scenico, che in altri contesti si trovano a pagare. In realtà è quindi come se questi cantanti facessero un master, anzi due master, che conducono alla rappresentazione di un’opera, con la differenza che questi master sono gratuiti e che loro hanno anche la possibilità di non avere spese ulteriori. La conferma del fatto che queste condizioni di lavoro siano ottimali si è riscontrata nella quantità di richieste di partecipazione all’audizione: quest’anno vi è stato un vero e proprio boom, a dimostrare la bontà dell’iniziativa e l’efficacia della formula. Nel momento in cui si è pubblicizzata si è avuta una risposta fortissima, proprio perché quest’esperienza unisce l’aspetto della produzione all’aspetto della formazione. Questo è importante, perché noi non lavoriamo avendo come unica finalità della produzione. La produzione deve chiaramente risultare la migliore possibile, deve funzionare (come hanno dimostrato i risultati degli scorsi anni) per il pubblico ed essere una cosa di tipo assolutamente professionale, ma il modo con cui arrivare a questo prodotto è un modo formativo. Vi è una differenza sostanziale, a partire dai criteri di selezione. Talvolta noi preferiamo una voce che ha grosse potenzialità ancora da tirar fuori (e decidiamo di tirargliele fuori noi), piuttosto che una voce che funziona già abbastanza bene, ma che si capisce che è già arrivata a raggiungere il proprio apice e non ha più grandi ricchezze da scoprire. Dal momento che Opera studio prevede un percorso di formazione di tre settimane, quindi non breve, possiamo permetterci il lusso di “tirar fuori” le ricchezze magari ancora implicite in un cantante, piuttosto che avvantaggiarci, a soli fini di efficacia produttiva, attraverso una voce che funziona, ma ha già raggiunto il suo apice. Riteniamo tutto questo molto importante, quindi ci fa piacere sapere che, dopo l’esperienza di Ticino Musica, alcuni dei cantanti che vi hanno partecipato vivano anche di rendita proprio in virtù di questo corso.

UF: Ad esempio, alcuni cantanti che qui hanno fatto La scala di seta (due anni fa) ora la fanno alla Scala di Milano, sia tra i maestri collaboratori che tra i cantanti. Ticino Musica è insomma un ottimo punto di partenza. L’aspetto formativo, nella preparazione di uno spettacolo, fa molta differenza. Noi cerchiamo di dare l’opportunità di cantare a tutti, anche quando ci troviamo di fronte all’evidenza di due persone che ricoprono lo stesso ruolo, di cui uno è nettamente più bravo dell’altro: noi cerchiamo di portare anche l’altro a poter fare almeno uno o due spettacoli…ed è questo il lavoro grosso. Già il fatto di avere due cast implica un lavoro doppio, se poi anche si decide di “non buttare via niente”, ma di valorizzare al massimo ciò che si ha, cioè di dare un’opportunità a tutti, il lavoro si ingrandisce ulteriormente. Diamo tuttavia la possibilità a molte più persone di vivere questa esperienza, cosa che ci sembra bella.

In riferimento al Ticino, questo progetto può considerarsi una sorta di progetto “emblematico”, un importante punto di riferimento che renda tale anche il cantone stesso?

LC: Dovrebbe esserlo sempre di più, anche perché una della condizioni che giustamente hanno richiesto gli organizzatori è quella che i cantanti risiedano qui. A volte provengono da posti molto diversi, ma la condizione dello “stare sul luogo” è proprio fondamentale perché consente di “entrare” di più nel lavoro. Noi lavoriamo tutto il giorno (stando attenti a non abusare delle voci, a rispettare i loro tempi, ecc.) e questa full-immersion dà i suoi risultati. In un’altra città come Milano, da un certo punto di vista più comoda, meglio raggiungibile, ci sarebbe più dispersione e il lavoro si accavallerebbe ad altri impegni.  Con questa formula i ragazzi sono invece costretti a mollare tutto per un mese e a dedicarsi unicamente a questo. Dal punto di vista del Ticino, questa dovrebbe diventare sempre di più un’esperienza-punto di riferimento, proprio perché avviene qui. Non è il frutto di lavori sparsi, di accordi presi in precedenza che solo alla fine confluiscono qui, ma ha origine qui, si sviluppa in questo posto e viene portata nei luoghi del Ticino.

UF: Non è un prodotto “comprato”, ma un prodotto fatto in casa, fatto qui. Basti guardare il percorso di quest’Opera studio. Questa è la settima opera che facciamo. Eravamo partiti, il primo anno, a livello sperimentale, con il pianoforte, facendo Il matrimonio segreto di Cimarosa, e ricordo i ruoli dovevano essere 12, contro i 10 cantanti che si erano effettivamente presentati, quindi avevamo dovuto chiamare gente da fuori. Da quei 10 cantanti di allora, quest’anno siamo arrivati a più di 150, più di 200 tra cantanti, strumentisti e direttori. Dietro a questo progetto c’è un percorso studiato: abbiamo fatto quattro opere di Rossini, le quattro farse del San Moisè e ora (dall’anno prossimo) vorremmo fare la trilogia Da Ponte di Mozart. L’idea è quella di mettere a punto un progetto che abbia un senso, di scegliere dei titoli  che abbiano una relazione tra loro, realizzandoli poi in maniera nuova. Alla base del funzionamento dell’Opera Studio sta la nostra volontà di fare l’opera in modo moderno, in modo che dica qualcosa di nuovo e che non sia l’ennesimo rifacimento delle cose che si fanno dappertutto. Sia da parte mia che da parte di Laura vi è il tentativo di fare qualcosa di nuovo, nel solco della tradizione, ma parlando a un pubblico moderno, di modo che diventi, con il tempo, il punto di riferimento di un certo modo di fare l’opera, che non è un modo di routine, ma che abbia dei connotati ben precisi. Penso che, alla lunga, questo sia proprio l’ingrediente vincente.

LC: Il nostro primo approccio al lavoro è sempre quello della tabula rasa: cerchiamo di sgomberarci di tutto ciò che i ragazzi hanno acquisito con tutti gli strumenti  che ci sono, spesso in primo luogo YouTube e Internet, e ricominciamo da capo.

UF: Sì, noi ricominciamo dallo spartito, che spesso nessuno o pochi ormai  studiano più. Noi cerchiamo di cominciare dal capire come sono scritte le parole, le note, le frasi, facendo pulizia di tutto il bagaglio acquisito in maniera più superficiale.

LC: Anche da un punto di vista scenico, la prima cosa che cerco di fare, consiste nel cercare di sgomberare i ragazzi da tutti i tic della comicità italiana, dai personaggi stereotipati, cercando di riscoprirli mettendo in luce le loro caratteristiche.  Ci sono due cast, ma i personaggi non sono gli stessi, sono il risultato dell’incontro tra il personaggio e la personalità del cantante. Ci sono dei casi, che ora non dico nello specifico perché mi piacerebbe che li scoprisse il pubblico venendo a vedere l’opera, dei personaggi che hanno caratterizzazioni molto diverse a seconda del cantante, della persona che li interpreta. Mi sono trovata di fronte a personalità diversissime e ho cercato di assecondare l’inclinazione di ciascuna, cercando però sempre il personaggio nuovo, non lo stereotipo. Questo è un lavoro che serve e che frutta molto.

 

La “prima” dell’opera avrà luogo domenica 14 luglio alle ore 21.00 a Lugano presso l’Aula Magna del Conservatorio della Svizzera italiana. Seguiranno poi due recite al Teatro San Materno di Ascona (martedì 16 e mercoledì 17 luglio alle ore 21.00), una recita al Cortile della Casa Pellanda di Biasca (giovedì 18 luglio alle ore 21.00) e la recita finale di nuovo a Lugano, al Palazzo dei Congressi (domenica 21 luglio). Per prenotazioni www.biglietteria.ch.

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